“Per ogni cosa c’è il suo momento” (Qoelet 1,1)

il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo

(Qoelet 1,1)

 

 IL TEMPO DEL CORAGGIO

Si percepisce nel nostro Paese, ad ogni livello, una rassegnata sfiducia nella politica.  La Politica, intesa come arte del servire, fa sorridere sardonicamente tutti gli amici che tentiamo di coinvolgere, di avvicinare, di appassionare ad una reazione. E’ difficile coinvolgere, animare, portare gli amici a cooperare per una politica “diversa”. Ma questa è l’opera che ci aspetta, questa è l’urgenza del momento. Occorre un’opera lenta, paziente, di semina e di crescita, con la pazienza del contadino, per ridare un’anima alla politica, per riaprire luoghi di confronto, dibattito, costruzione di proposte e formazione di classe dirigente che unisca insieme competenza e passione.

 

IL TEMPO DELLA PULIZIA

In questo mondo globalizzato, sempre più veloce e pronto a bruciare ogni esperienza del passato, non dobbiamo aver paura di riproporre – anzi direi proporre, perché non se ne parla più nelle scuole e colpevolmente abbiamo abbandonato la formazione politica – i maestri del nostro passato per farli rivivere in noi e nelle nuove generazioni. Puliamo prima la nostra casa, e poi tutti insieme il nostro Paese, diceva Don Luigi Sturzo nel gennaio 1958: “Bene facciamo come si fa nelle case; in primavera ed in autunno pulizia generale… E’ vero ci sporchiamo le mani, ma c’è l’acqua e il sapone a ripulirle più volte… Noi vogliamo che lo Stato come ente responsabile della pubblica amministrazione, pur facendo valere le proprie benemerenze, riveda le proprie colpe e si emendi. Pulizia! Pulizia morale, politica e amministrativa, – solo così potranno i partiti presentarsi agli elettori in modo degno per ottenere i voti; non mai facendo valere i favori fatti a categorie e a gruppi; non mai con promesse personali di posti e promozioni; ma solo in nome degli interessi della comunità nazionale, del popolo italiano, della Patria infine, – perché la moralizzazione della vita pubblica è il miglior servizio che si possa fare alla Patria nostra”.

Il problema della moralizzazione è dunque molto antico ed ancora drammaticamente attuale e non può non passare attraverso la definitiva soluzione del finanziamento dell’attività  politica che costituisce oggi da un lato un  serio ostacolo al ricambio, consolidando e rafforzando le rendite di posizione, dall’altro scongiurerebbe il frequente tendere al “malaffare”.

 

IL TEMPO DI ASCOLTARE

L’uomo moderno vive sempre più solo, cercando raramente momenti di aggregazione, di relazione, di scambio di esperienze e competenze. Assistiamo ad un progressivo scollamento della persona dal suo prossimo e della politica dalla vita reale. La politica non ha più saputo parlare al cuore della gente, risolvere i problemi di ogni giorno, dare una risposta alla crisi del lavoro e ha abbandonato a se stesse le famiglie e le nuove generazioni, senza una risposta al disagio sociale, assecondando i poteri finanziari fino a rendere il sistema economico non più in funzione dell’uomo ma del potere di pochi.

Più che attaccarsi a nostalgie del passato occorrerà il coraggio di ristabilire una stretta relazione tra la politica e il cittadino, aprirsi all’ascolto, ritornare in mezzo alla gente e rendere il cittadino vero protagonista. Risuonano come attualissime le parole pronunziate da Aldo Moro nel 1969: “Parliamo, giustamente preoccupati, di distacco tra società civile e società politica e riscontriamo una certa crisi dei partiti, una loro minore autorità, una meno spiccata attitudine a risolvere, su basi di comprensione, di consenso e di fiducia, i problemi della vita nazionale. Ma, a fondamento di questa insufficiente presenza dei partiti, non c’è forse la incapacità di utilizzare anche per noi, classe politica, la coscienza critica e la forza di volontà della base democratica? Noi vogliamo corrispondere sì, capendo e facendo, all’inquieta richiesta della nostra società, ma ostruiamo poi contraddittoriamente i canali che potrebbero portare nel Partito, proprio nel Partito, quella carica di vitalità e di attesa che è pure nel nostro Paese. Sicché essa finisce per riversarsi altrove, mettendo in crisi la funzione dei partiti, i quali sovente fronteggiano dall’esterno, senza una esperienza interiormente vissuta del dramma sociale del nostro tempo, le situazioni che si presentano e spesso si esauriscono, senza autorevole mediazione, nella società civile. Non credo che occorra aggiungere altro, per dire che significato io intenda dare alla sollecitazione al Congresso, all’invito pressante ad aprire finalmente le finestre di questo castello nel quale siamo arroccati, per farvi entrare il vento che soffia nella vita, intorno a noi.

Il popolo italiano è pronto, i giovani desiderano rimettersi in gioco. Occorre il coraggio di aprire le porte, di non arroccarsi, di ricostruire una comunità nella quale far vivere ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, senza tuttavia richiudersi in una riserva indiana e lasciando fuori ogni tentazione nostalgica. Il mondo è cambiato, le forme di comunicazione mutate con velocità irrefrenabile. Occorrerà essere al passo con i tempi, comunicare in forma efficace, intelligente, per farsi capire.

 

IL TEMPO DI  METTERSI IN CAMMINO

Allora è il tempo di mettersi in cammino per uscire dall’irrilevanza politica, dall’atomizzazione dell’area popolare, moderata e di ispirazione cristiana, di costituire insieme una comunità, unendo i carismi, le specificità di ogni singolo, delle associazioni e dei movimenti.

Le parole di Don Luigi Sturzo sono ancora validissime per il nostro tempo: la mia esperienza mi ha sempre provato che i cattolici che entrano in partiti strettamente politici, non solo perdono il senso dell’apostolato sociale che si trova nei partiti di ispirazione cristiana, ma si attaccano troppo agli aspetti materiali e utilitari della politica […] questi cattolici diventano spesso una minoranza isolata e senza influenza in mezzo ad una maggioranza troppo materialista e realista”.

Nel contempo anacronistica e perdente è l’idea (anche chi scrive vi ha messo del tempo ad accantonarla) di un partito puro che riunisca insieme tutti i cattolici militanti, rischiando, per dirla con parole di Don Sturzo, “di diventare una camarilla e di ispirarsi a poco a poco ad uno spirito partigiano né più né meno di qualunque altro gruppo umano”.         

Occorrerà mettersi in cammino, tutti insieme, senza pregiudizi, imparando quotidianamente a convivere con i pregi e difetti di ciascuno di noi. Solo un percorso di crescita, di allargamento a tutti gli uomini e donne di buona volontà, di aggregazione di associazioni, movimenti, siano essi ecclesiali o di natura culturale e sociale, potrà dare vita ad una comunità pulsante e viva che porti frutto.

 

IL TEMPO DELLA BELLEZZA DELLA POLITICA

Che idea abbiamo della politica? E’ bella? È brutta? C’è o ci può essere un’armonia, una bellezza nella politica, così come è bella un’opera d’arte o la natura?

Sì, ma solo intendendo la politica non come professione ma come carità nella vita pubblica portandola ad essere l’anima della riforma della moderna società democratica nella quale ogni persona è chiamata responsabilmente alla vita sociale per realizzare il bene comune.

Occorre avviare con determinazione un lavoro lungo e paziente, mettere in moto un processo, seguendo le linee che Mons. Josè Bergoglio, non ancora Pontefice, dava alla sua Argentina:

  1. la superiorità del tempo rispetto allo spazio: occorre avviare processi di aggregazione e formazione piuttosto che occupare spazi e posizioni;
  2. la prevalenza dell’unità rispetto al conflitto: bisogna cercare con audacia di essere perfettamente uno;
  3. la prevalenza della realtà rispetto all’idea: occorre essere meno astratti e più concreti portando il buon cristiano a partecipare attivamente per risolvere le problematiche presenti nella società;
  4. la superiorità del tutto rispetto alla parte: agevolare la convivenza di elementi diversi e contraddittori pur di raggiungere il bene comune.

Tali principi portano a rendere indispensabile per il prossimo futuro una nuova proposta di formazione socio politica, che punti a valorizzare, ad affermare e a concretizzare la bellezza della politica.  Una formazione che abbia l’obiettivo di creare spirito di comunità, negazione di intellettualismi e soggettivismi, scuole promotrici di cittadinanza attiva, allontanamento delle conflittualità per promuovere una concorrenza costruttrice, conoscenza multisettoriale del territorio, integrazione tra percorsi di radice puramente cristiana e riflessioni approfondite sul senso della vita, maestri che siano anche testimoni, partecipazione, formazione integrale che tenga insieme fede e vita, ponendo la Dottrina sociale della Chiesa in primo piano come strumento per leggere e comprendere le problematiche da affrontare.

La Dottrina Sociale è stata concepita per essere “lievito”, non può quindi stare separata dalla “farina” della vita quotidiana. Tutti i cristiani dovrebbero conoscerla, per poterla applicare nel loro lavoro e nei loro rapporti con le altre persone. I formatori dovrebbero conoscerla per trasmetterla come applicazione concreta del messaggio evangelico nella vita quotidiana di relazione.

Porla a fondamento di proposte politiche concrete che la rendano viva non vuol dire imporre valori confessionali o religiosi ma mettere a disposizione della politica la bellezza più grande, quella dell’uomo e della sua dignità a tutto campo ed in ogni settore della società.

Realizzando finalmente tale prospettiva la politica non potrà che presentarsi bella, affascinante ed in grado di trasformare e ricostruire un tessuto sociale ed economico nuovo con risposte concrete per la società.

Da tempo stiamo lavorando ed accrescendo questa comunità. Una comunità, una rete nella quale si trovi a suo agio chiunque, anche chi non crede, chi non è cattolico ma che vede la dignità della persona e il bene comune come denominatore comune e principi cardine della società, raccogliendo e mettendo a frutto i talenti di ognuno. Una comunità che sappia tradurre i suoi valori in progetti politici concreti, nella quale ognuno metta a disposizione le sue competenze per dare risposta ai problemi più gravi del nostro Paese con un lavoro di gruppo e di rete che porti ad elaborare proposte di legge concrete e atti amministrativi immediatamente realizzabili.
Avv. Paolo Voltaggio

Presidente dell’Associazione IDENTITA CRISTIANA

Presidente dell’Associazione MI ATTIVO Onlus

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